Centri low cost e turismo dentale: intervista a Neri Pinzuti

Il professionista Neri Pinzuti risponde alle più comuni domande sui centri dentistici low cost e sul cosiddetto turismo dentale. Buona lettura!

Oggi sentiamo parlare sempre più di centri dentistici low cost: quanto ha influito la crisi finanziaria nel determinare l’espansione di questo fenomeno ?

La crisi finanziaria ed economica è stata sicuramente l’elemento scatenante in quanto ha determinato un calo occupazionale e dei consumi, con comportamenti di acquisto più sobri ed una maggior propensione al risparmio inteso come estremo meccanismo preventivo di difesa verso un futuro incerto.

Low cost e sanità è un argomento molto dibattuto…sembra quasi un ossimoro

Dal momento che la Sanità costa, in un Paese dove esiste un’ampia, se pure non totale copertura sanitaria, alcune cure restano fuori dalla lista e a carico dei pazienti.
Tra queste troviamo purtroppo l’assistenza odontoiatrica che per il 90% è fornita nel nostro Paese dai liberi professionisti. La figura del “dentista pubblico” è molto ridotta, le liste d’attesa sono lunghe ed inevitabilmente i denti si curano in strutture private che, ovviamente, sono costose.

C’è anche chi per colpa della crisi non è in grado di curarsi in nessun modo?

L’ISTAT ha evidenziato che solo il 40% della popolazione ha effettuato un accesso odontoiatrico durante l’ultimo anno, il 50% non è andato dal dentista da oltre 1 anno e il 12% non è mai stato dal dentista. Questo porta a varie riflessioni: in primis è evidente che non è ancora molto chiaro alla popolazione quanto sia importante fare una diagnosi corretta, intercettare i problemi allo stato nascente non solo per avere benefici da un punto di vista di salute ma anche economici.
In questo scenario trovano terreno le cliniche odontoiatriche low cost e le compagnie di viaggio che organizzano veri e propri pellegrinaggi verso Romania, Croazia, Polonia e Paesi limitrofi per risparmiare sulle cure mediche.

Ma come nascono questi centri low cost?

I primi centri low cost che si sono insediati in Italia sono tutti di matrice spagnola ma ad oggi operano 6-7 catene anche tricolore. Principalmente si tratta di grosse società di capitali che investono ingenti somme di denaro in pubblicità con l’obiettivo di attrarre il maggior numero di pazienti facendo leva sui prezzi in apparenza più bassi; il controllo delle dinamiche dello studio è solo in mano agli investitori, nessuna libertà di azione ai medici neanche nel determinare i preventivi.
Nonostante le prestazioni offerte siano assolutamente le stesse di un qualunque studio privato, non sono gli stessi gli obiettivi: in questi centri tutto deve sottostare e rigide regole economiche, le otturazioni vanno fatte in un numero di minuti prestabiliti, si risparmia su materiali e tempi di intervento per le protesi ed il paziente non viene mai seguito dallo stesso professionista rendendo tra l’altro difficile individuare, in caso di contenziosi, i veri responsabili di un eventuale errore.

Mi sembra di capire che per lei conti molto il ruolo ricoperto dal paziente, al di là dell’aspetto economico

Il paziente è il protagonista del mio piano di trattamento; ho clienti che mi chiamano a qualunque ora del giorno ed anche della notte. Impegni privati permettendo io sono sempre reperibile.

Dietro ai prezzi così allettanti applicati dai centri low cost si nascondo delle fregature?

No, non necessariamente. Quando si legge detartasi a 45 euro (contro la media di 80-100 euro negli studi odontoiatrici normali), essa viene fatta pagare realmente quel prezzo. Nessuna fregatura.
L’unica differenza sta nel fatto che io in 1 ora nel mio studio faccio un’unica seduta di detartasi in quanto questo è il tempo richiesto per fornire un trattamento davvero efficace mentre in questi centri in 1 ora ne vengono fatte 2-3.
Da un punto di vista clinico un’ablazione superficiale non ha nessuna influenza positiva in un’ottica di prevenzione di serie problematiche al cavo orale.
Per non parlare degli slogan a partire da; io da professionista non sono in grado di capire cosa mi stanno proponendo, figuriamoci un comune paziente inesperto e non preparato in materia.

È rischioso per un paziente sottoporsi a cure odontoiatriche in questi centri low cost?

Parto del presupposto che non voglio parlare di quelle realtà da cronaca nera in cui le segretarie fanno le igieniste, le protesi vengono fatte in Cina o India, i protocolli di sterilizzazione sono zero, i medici di base impiantano protesi… si tratta di realtà (purtroppo esistenti) che dovrebbero essere indagate solo dalle forze dell’ordine.
Parlando dei centri low cost regolarmente accreditati e certificati, posso riportare la mia esperienza in quanto mi capita costantemente di oprare e curare pazienti che in un primo momento si sono fatti trattare da medici di questi centri: approfondimenti diagnostici insufficienti, impianti mal posizionati, perforazioni oro-sinusali non trattate entro le 72 ore, sono solo alcuni esempi di problematiche alle quali ho dovuto porre rimedio.
Partendo dal presupposto che chiunque può commettere un errore, tutti i pazienti che si sono rivolti a me hanno lamentato una totale inadeguatezza nella gestione del delicato rapporto medico-paziente nei momenti critici; i sanitari si sono resi responsabili di un danno iatrogeno nella maggior parte dei casi: invece di ascoltare e assistere il paziente cercando di porre gli idonei rimedi affidandolo magari a un collega di maggior esperienza, lo hanno abbandonato, alcune volte rifiutando persino di riceverlo in studio, spingendolo in tal modo a rivolgere altrove le proprie rimostranze.
E come dicevo prima intentare cause legali contro questi centri è spesso tempo perso.
Ulteriori esempi di mal funzionamento che ho riscontrato sono la mancanza o l’inadeguatezza del preventivo scritto, le successive richieste economiche non preventivate, i decreti ingiuntivi per il mancato saldo finale e la mancata restituzione dei compensi versati per trattamenti inefficaci.

I prezzi sono davvero così vantaggiosi come si evince dagli slogan pubblicitari?

Dipende da quello che una persona vuole ottenere sottoponendosi a un trattamento odontoiatrico: conosco tutte le aziende di materiali dentali ed i prezzi che vengono applicati dai produttori della ‘materia prima’ a noi dentisti . Se un mio impianto costa il doppio rispetto ad un altro è perché è di qualità superiore. Non c’e altro da aggiungere. Scelgo di dare ai miei pazienti solo il massimo, in termini di qualità degli impianti e di competenze professionali perché non voglio che un giorno ritornino da me scontenti del risultato o con un impianto rigettato.

E Groupon?

Groupon è un sito sul quale non comprerei neanche delle sedute di massaggi; dopo aver visto faccette dentali a 100 euro non mi è venuto altro da fare che augurare ai malcapitati pazienti tanta fortuna.

Altro argomento molto dibattuto è il cosiddetto turismo dentale. Cosa spinge e come giudichi coloro i quali decidono di farsi curare all’estero?

Ci sono due tipologie di pazienti che s’imbattono nel turismo sanitario (anche dentale): quelli che vanno all’estero alla ricerca dei massimi specialisti del settore, e che ovviamente non sono attratti dalla questione prezzo ma piuttosto dalle capacità di questi professionisti, e coloro che invece si recano all’estero per spendere meno e farsi curare più in fretta.
Purtroppo il turismo dentale di secondo tipo mi spaventa molto e non mi convince in nessuna sua forma.

Pare che questi centri dislocati soprattutto nella vicina Croazia, Polonia , Bulgaria etc. riescano a proporre prestazioni dentali scontate anche del 90% grazie a costi dei materiali inferiori e a un regime di tassazione molto più favorevole rispetto all’Italia

È vero che quando si parla di centri low cost esteri la diversa tassazione incide molto nella determinazione del prezzo finale; ma va ricordato che all’estero sono molto diverse anche le normative che regolano la sicurezza per il paziente e per i dipendenti: le spese per i materiali, le certificazioni, le attrezzature, l’aggiornamento professionale, sono tutti aspetti soggetti a normative molto più blande rispetto all’Italia. Anche le normative igienico-sanitarie, secondo quanto ha evidenziato in una recente ricerca il Codacons, sono molto più leggere rispetto a quelle italiane che sono invece tra le più garantiste degli Stati europei. È evidente che il paziente sarà sicuramente meno tutelato .

Un paziente che decide di curarsi all’estero presso questi centri low cost è quindi meno tutelato rispetto la prospettiva di farsi curare in Italia?

Certo, è meno tutelato anche quando nasce un contenzioso; essendo la legislazione molto diversa ed essendo difficile individuare il vero responsabile di un errore in cliniche dove il personale cambia in continuazione, diventa difficile intentare delle cause. Le cartelle cliniche saranno tutte scritte nella lingua del paese in cui sono stati svolti gli interventi allungando così i tempi dei processi e determinando costi aggiuntivi delle cause per la necessità di avere dei traduttori.
Inoltre i dentisti italiani che dovrebbero risolvere i problemi creati dai colleghi esteri non lo fanno per non diventare responsabili legalmente dei danni provocati. Anche la “garanzia” italiana promessa da alcuni di questi tour operator che organizzano i viaggi non vale niente.

Ma chi si reca in questi centri low cost esteri come fa ad entrare in contatto con la struttura?

Esistono delle agenzie di viaggio che reclutano pazienti in Italia, organizzano loro dei veri e propri tour turistici (trasporto, vitto e alloggio all inclusive) che terminano con la degenza nelle cliniche odontoiatriche affiliate prima di tornare a casa.
Ci si affida sempre al tour operator che sarà probabilmente bravo a scegliere il viaggio ed il soggiorno migliore, ma difficilmente credo abbia le competenze necessarie per indicare il dentista più competente a curare le disfunzioni del singolo

Quali sono gli interventi più richiesti all’estero?

Chi si reca all’estero per sottoporsi a cure odontoiatriche non lo fa certo per farsi togliere il dente del giudizio o farsi curare due carie; gli interventi sono tutti d’implantologia, cioè interventi abbastanza complessi e lunghi il cui costo è sicuramente molto alto.
Sappiamo anche con certezza che questi centri guadagnano solo quando riescono a curare i pazienti in tempi brevi (assicuro molto brevi) e a contenere i costi. Il tempo che scandisce il successo di queste strutture, ogni complicazione è causa di perdita di fatturato.

Deduco che in queste cliniche il personale sia molto più specializzato che in Italia per riuscire a garantire interventi di successo in tempi così ristretti…

Il rispetto dei tempi clinici è l’aspetto probabilmente più controverso quando si parla di turismo dentale; trattandosi spesso di trattamenti ad elevato contenuto specialistico, l’elevata economicità e la brevità delle terapie vanno d’accordo solo in condizioni in cui si va a scapito della qualità e dell’aumento dei rischi per la salute. La chirurgia orale, specialmente quella che interessa le ossa, ha bisogno di tempi biologici specifici per far giungere ad una guarigione da ritenersi efficace. Così come un laboratorio odontotecnico ha bisogno di tempo per poter realizzare protesi dentarie adeguate.
Questo significa che se devo impiantare una protesi ma il paziente è affetto da infezioni, carie, vecchie ricostruzioni io devo prima curare tutti i pilastri protesici della riabilitazione e poi passare alla protesi. Il tutto non è fattibile in una settimana. Lo dice il corpo umano.

È facile per un paziente capire il tipo d’intervento che un medico andrà a svolgere e i vari benefici di una terapia piuttosto che un’altra?

Assolutamente no; il paziente nella maggior parte dei casi non è in grado di valutare tutti i parametri tecnici di un piano di trattamento; se per esempio la protesi tiene per più anni incontrando la piena soddisfazione del paziente, non è affatto detto che quel lavoro sia di eccellenza, che non ci siano problemi infettivi asintomatici sotto quella riabilitazione e che quel lavoro sia stato il migliore che si potesse fare.
Magari sono stati tolti o rimpiccioliti denti che non lo richiedevano o come già spiegato precedentemente, non è stata assolutamente considerata la paradontite che affligge moltissimi pazienti adulti, e che è alla base del fallimento di tante riabilitazioni, sia su denti sia su impianti!
Per tale ragione dedico molto tempo alla spiegazione del piano di trattamento prima d’intervenire in modo tale che al mio paziente siano chiare sin dal primo momento tutte le tappe che si dovranno affrontare.

Ma esistono davvero interventi che possono essere fatti in un giorno?
Assolutamente si se il paziente è il candidato perfetto, ovvero senza alcuna malattia paradontale né altre disfunzioni di sorta.

È possibile per esempio impiantare più denti con carico immediato; ma se i denti da sostituire sono ancora da estrarre, probabilmente ci saranno infezioni ossee con conseguente impossibilità di avvitare in modo stabile una vite per poterla caricare subito. In un primo momento l’impianto potrà anche risultare stabile… ma presenterà il conto (salato) con il passare del tempo.
Nel mio studio, se il paziente è affetto da malattia paradontale, il percorso di preparazione all’intervento può durare anche un mese; la protesi verrà impiantata solo quando i tessuti saranno perfettamente guariti e solo dopo aver provato la masticazione, la pronuncia delle parole, la resa estetica etc.
Successivamente metterò un provvisorio ( non utilizzato e considerato superfluo nella maggior parte delle cliniche estere) dopo una settimana toglierò i punti e sarò pronto ad impiantare la protesi definitiva. Ripeto, se il paziente dovesse essere il candidato perfetto tutti questi passaggi possono essere concentrati anche in un’unica seduta. Detto questo non sono molti gli interventi che si
possono svolgere in un solo giorno e non esistono riabilitazioni complesse che si possano fare in una settimana.

E i controlli post intervento? Sono necessari? Con che frequenza?

Dopo l’intervento i controlli devono essere mensili per almeno 6 mesi. Sono fondamentali. Chi si cura all’estero debito riesco a controllare costantemente l’andamento del post operatorio considerando anche le spese di viaggio da sostenere che non sono più comprese nel preventivo.

Anche Striscia la notizia si è occupata più volte di queste realtà extraterritoriale; una volta venne intervistato un odontotecnico croato il quale affermò che il provvisorio in resina era totalmente inutile, che allungava la terapia e che poteva anche essere causa di ulteriori problematiche ai denti.

Come accennato prima nella maggior parte delle cliniche estere il provvisorio viene usato poco; si tende ad impiantare subito la protesi leggermente rafforzata nella speranza che tenga nel tempo.
Personalmente ritengo che in un piano di trattamento che includa una fase protesica il provvisorio sia di fondamentale importanza sia per la stabilizzazione dei monconi che per la protezione della dentina esposta che potrebbe rendere il dente molto sensibile.; permette inoltre una previsualizzazione del risultato estetico finale.

Ma le ceramiche per uso odontoiatrico sono tutte uguali?

No. Esistono diversi tipi di ceramica ed anche le modalità di cottura e la tecnica di realizzazione sono importanti perché influiscono sulle caratteristiche del manufatto.
La durata di una protesi dipende principalmente dai materiali usati. In linea generale il mercato mondiale degli impianti viene suddiviso in premium-price, medium price e low-cost. Al primo appartengono gli impianti supportati da adeguata evidenza scientifica e sperimentazione clinica, al terzo appartengono gli impianti che, non potendo disporre di questi requisiti, puntano gran parte del loro successo commerciale sul basso prezzo, a volte sfruttando brevetti scaduti di aziende maggiori e copiandoli in maniera più o meno pedissequa, creando dei veri e propri cloni ma spesso al di fuori di ogni controllo. Ovviamente in base al costo finale del preventivo il paziente può dedurre che tipo d’impianto gli verrà proposto.

Le cliniche estere, al termine del piano di trattamento, che garanzie dovrebbero lasciare al paziente?

Le garanzie sono universali e si tratta di vere e proprie certificazione di conformità dei materiali impiegati.
Io rilascio sempre ai miei paziente il passaporto implantare, ovvero un documento all’interno del quale sono inserite delle etichette che indicano la natura degli interventi effettuati (impianti, monconi, viti), il materiale utilizzato, la data d’inserimento, la posizione nella bocca, fino a particolari molto dettagliati, quali il codice articolo e il numero di lotto dell’impianto. 
Visionando questi dati, qualunque dentista in ogni parte del mondo, potrà avere un quadro clinico preciso della bocca del paziente e regolarsi di conseguenza per gli interventi o per le procedure di mantenimento.
La mancata consegna di queste garanzie deve essere vista con estrema diffidenza da parte del paziente.

Che consiglio sente di dare a tutti coloro che, attratti da queste nuove realtà, vogliono sottoporsi a trattamenti all’estero alla ricerca di tariffe più convenienti?

La medicina in senso lato è un processo dispendioso, perché, se attuato ad alti livelli, richiede notevole specializzazione di tutte le persone che vi concorrono, dei giusti tempi di trattamento, ma anche di attrezzature costose ad alta obsolescenza che dunque devono essere sostituite abbastanza frequentemente. Per questo l’alta qualità non potrà mai scendere sotto certi livelli, anche di prezzo.
Mi sento quindi di consigliare un’attenta valutazione di tutte le discriminanti prima di decidere di andare all’estero ed addentrarsi in realtà difficilI poi da gestire. Inoltre (in questo caso mi piace ripetermi) la prevenzione è l’unica arma che ciascuno di noi può avere per limitare le spese e per mantenere nel tempo lo stato di salute del cavo orale.